Il Brancati di Caltagirone: storia di un teatro

Quella di oggi, 17 Novembre, è una data importante per la nostra storia.

Proprio in questo giorno infatti, nel 1996, inauguravamo nel centro storico di Caltagirone (CT) il Teatro “Vitaliano Brancati”, lo spazio che per dieci anni sarebbe stata la sede di tutta la nostra attività di produzione di spettacoli, di programmazione di rassegne, di organizzazione di laboratori, corsi, workshop, incontri.

Uno spazio (di proprietà privata) che, per la terza volta nella sua esistenza, tornava ad essere teatro. La prima volta risale ai primi del Novecento, con il nome “Passanisi”, ospitando spettacoli di varietà, operetta (la biblioteca comunale conserva una collezione di locandine e programmi di sala dell’epoca) e Opra dei Pupi. La seconda volta fu negli anni ’70, con la denominazione di Teatro “Vitaliano Brancati”, dopo essere stato nel frattempo anche sede di una manifattura tabacchi e di un istituto scolastico. Infine, dal 1996, la sua “terza vita” con la nostra gestione, che ha visto diventare questo spazio un punto di riferimento, a Caltagirone e in Sicilia, per le migliaia di bambini, ragazzi e adulti che lo hanno frequentato.

In questo luogo è stato per noi possibile dare concretezza all’idea del teatro come “presidio di civiltà” all’interno di una comunità. Con gli spettacoli che al suo interno abbiamo creato e da lì abbiamo portato in giro per i teatri di tutta Italia. Con le rassegne di prosa contemporanea, teatro per l’infanzia e musica che hanno offerto l’occasione al nostro pubblico di incontrare alcuni tra i più interessanti artisti della scena italiana. Con i laboratori, corsi, workshop, incontri che hanno visto tantissimi bambini, ragazzi e adulti sperimentare in prima persona la pratica del teatro.

Un prezioso patrimonio di relazioni umane, di emozioni, di conoscenze, di prospettive: ciò che permette, in altre parole, a una comunità di incontrarsi e riconoscersi creando al suo interno coesione e identità.

Tutto ciò fino al 2005, anno in cui siamo stati costretti a chiudere prematuramente il nostro teatro. Ma questa è già un’altra storia.

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